Intervista a Phitofilos: conosciamo insieme questa antica ditta Italiana

È con noi Matteo, il proprietario di Phitofilos e insieme a lui andremo ad esplorare il mondo delle erbette e degli henné, chiarendo anche moltissimi dubbi che di recente affollano il web.

Benvenuto Matteo, grazie di averci concesso questa possibilità.

Ciao Carla, grazie mille a te dell’intervista.
Non sono molto pratico, spero di dare il meglio 🙂

La prima cosa che ci piacerebbe sapere è quando è nata Phitofilos e perché è nata.

Phitofilos nasce in qualche modo sul finire degli anni ’70 con l’azienda fitocosmetica che aveva aperto mio padre, confluendo poi in questa realtà tutta orientata all’ecobio che siamo oggi.
Quando sono entrato in azienda, nel 2011, Phitofilos era poco più di qualche miscela e pianta pura.
Il resto dell’azienda di mio padre era confluita in altre realtà, che avevano eliso la parte inerente alle piante.
Sono cresciuto nelle erboristerie, mio padre ne aveva un paio oltre all’azienda, quindi ho creduto tantissimo in questo percorso fin da subito, ho sperato veramente di poter aiutare il settore nella riscoperta di questi saperi antichi, ho voluto che diventasse qualcosa di buono e sano.
Poi siamo arrivati dove siamo oggi: un’azienda familiare e di amici che lavorano insieme, alla ricerca della massima qualità.
Le piante sono proprio il cuore del nostro progetto.
Nel 2011 quando parlavo di piante tintorie non hai idea di quante porte in faccia e di quante risate dietro i baffi mi sia dovuto sorbire da parte di saloni e negozi.
Oggi il mondo delle erbe e dell’ecobiocosmesi sta esplodendo; la cosa mi gratifica molto!
Mi sento parte di un percorso nuovo e so che in molti ne hanno beneficiato, non esiste cosa più bella e gratificante 😀

Qual è stata l’evoluzione di Phitofilos con il trascorrere del tempo, soprattutto adesso che l’attenzione di tutti è puntata sul mondo delle erbe?

Oh caspita!
Come ti dicevo prima qualche anno fa quando andavo di persona in erboristerie e parrucchieri proponendo le erbe tintorie e non sai che facce mi si paravano davanti.
Oggi arrivano non so quante email a settimana con negozi e saloni che vorrebbero inserire erbe, richieste di corsi, richieste di eventi e via dicendo. Non riusciamo nemmeno più, purtroppo (scusate amiche di Facebook, Instagram e amiche che ci mandate email!), a seguire ogni richiesta e domande varie in tempi cristiani per la mole di lavoro attuale.
Le erbe sono una rivoluzione che parte dal basso, non un’imposizione dell’élite.
Sono le persone a chiederle al negozio ed il negoziante o professionista è adesso obbligato ad aprire gli occhi per accontentare le richieste.
Quello che manca oggi però è la formazione.
Ma non parlo solo dei negozi, io parlo delle aziende stesse che vendono erbe, ovvero un cosmetico a 360 gradi e non una polvere di pianta venuta da chissà dove, trattata chissà come, imbustata ed etichettata, quindi messa su piazza.
Il cosmetico ha una legge alle spalle, legge ben diversa da quella che tratta l’alimentare, sono due mondi paralleli ma diversi!
Le erbe per le tisane o le spezie per cucinare hanno bisogno di controlli diversi e vanno trattate in modo diverso, sempre che si voglia fare il bene di chi le usa.
Di questo purtroppo si sa molto poco e vale solo l’equazione secondo cui “sono naturali, quindi fanno bene”
.
La colpa è dell’ignoranza imperante nel settore e della tendenza all’approssimazione.
Ma qui in gioco c’è la salute delle persone ed è la prima cosa che va considerata a mio parere.
Per ciò che riguarda la cosmetica intesa come shampoo, creme, etc vedo che ci sono aziende preparate ed a norma.
Ma per le erbe sembra il far west.

E di Matteo cosa puoi dirci? Il tuo percorso di crescita qual è stato?

Il mio percorso è stato quello di un ragazzo cresciuto tra le piante che anni fa ha scelto una strada apparentemente fuori tempo.
Nel 2011 di bio c’era solo il settore alimentare, la cosmetica seguiva decisamente altre strade e gli henné erano solo per le signore anziane che volevano riflessi rame, per le figlie dei fiori e per chi era allergica alle tinte. Poi con tanta fatica, studio, i canali giusti ho trovato un mondo stupendo che sta crescendo insieme a me!

Parlo di canali giusti perché mio padre ha 40 anni alle spalle di esperienza nel settore ed è grazie a lui se siamo membri della FEI (Federazione Erboristi Italiani), collaboriamo con l’Università La Sapienza di Roma proprio attraverso la FEI.
Grazie alle loro strumentazioni riusciamo a far analizzare le piante nel profondo, per valutare la loro vera purezza.

Sai bene il caso della Kamala di qualche anno fa, del fatto che molte piante etniche vengono sofisticate per dare colori incredibili.
Un tempo si parlava solo del picramato nascosto (ovvero non dichiarato in inci), ma oggi parliamo di coloranti sintetici difficilissimi da trovare, che modificano le piante tintorie rendendole coloranti in modo innaturale.
Ogni tanto vedo delle miscele che regalano viola o rossi atipici per le piante contenute in miscela.
Qualche domanda me la faccio, mea culpa, tendo ad essere malizioso per deformazione professionale.
In passato ho trovato fornitori che mi hanno proposto delle indigofere che davano il nero!
Sono bastate un paio di analisi per capire che le piante erano state addizionate da sali metallici (dannosi per uso esterno) che spingevano il pigmento verso colori che la pianta in sé non può regalare.
L’indigotina dà il blu-verde, mica il nero!
Poi mi è passata per le mani la famosa Kamala (prima ancora dello scandalo) e mi sono ben visto dall’avere a che fare con il fornitore furbetto. Per chi lavora le piante da una vita ci voglio pochi secondi a capire che qualcosa non quadra.
La Sapienza ci confermò che la pianta non era 100% vegetale.
Tanto ci è bastato.

Poi collaboriamo anche con altre realtà universitarie italiane, soprattutto per trovare materie prime cosmetiche green ed innovative (per ciò che attiene a tutti i prodotti di detergenza e styling).
Torniamo alle erbe, che sono nel nostro DNA: negli anni ’90 il Centro Romano Erbe (vecchio nome di Phitofilos) era in pedana al Cosmoprof a fare trattamenti a base di piante tintorie!!
Ancora non esisteva internet, quindi praticamente non lo sa nessuno :).
È lì che abbiamo trovato i nostri primi canali commerciali per il nord Europa, aree dove la sensibilità all’ambiente sano ed alla cura delle persone sono realtà pluridecennali.
In Italia sotto questo punto di vista si arriva mooooolto dopo e si pensa di essere i primi.
Nel corso di questi ultimi anni ho avuto la fortuna di conoscere molti professionisti che ho aiutato a crescere e di certo loro hanno aiutato me a crescere!
Molti di loro mi stanno ancora seguendo con grandissima passione e con loro sto costruendo il mio futuro.

Altri mi hanno trattato solo come un trampolino, hanno usato la mia buona fede per crescere, prendere informazioni, prendere visibilità e poi senza nemmeno una parola mi hanno girato le spalle per fare la loro strada.
Ho dovuto anche sopportare (e sopporto) la visione di tante castronerie dette online, inesattezze, attacchi trasversali, ma per evitare polemiche (non fanno parte del mio modo di vivere) ho fatto finta di nulla.
Questo fa male, ma ahimè così è il commercio, non penso che mi ci abituerò mai.
Io sono buono e continuerò ad esserlo al punto di sembrar fesso, sono fatto così.

Adesso una domanda un po’ scomoda: le erbe sono sicure?
Ci sono infatti in giro tantissime marche di hennè, etnici o meno e sappiamo che provengono tutti dalle stesse terre (India, Pakistan, Yemen, Marocco, etc)

Allora, vediamo di fare chiarezza.
Di solito vige il sillogismo erbe=salute.
È proprio qualcosa che alberga nella mente di ognuno di noi e magari è un concetto anche giusto in senso lato, però devo mettere più di qualche puntino sulle i.
Le erbe arrivano da paesi lontani, proprio come tu dici, e arrivano con cariche microbiche molto alte: ci sono molte colonie di batteri e possono essere colonie numerose.
Spesso arrivano anche con batteri patogeni, ovvero che possono portare patologie (malattie).

Proprio per questo motivo la prima cosa che facciamo nel percorso di qualità è la sanificazione delle piante.
Ovvero abbattiamo le cariche batteriche, eventuali patogeni, oltre che funghi e muffe naturalmente presenti sulle piante, con tecniche nuove e sicure per la nostra salute e per la pianta.

L’uso esterno, ovvero l’uso cosmetico, prevede dei protocolli e limiti alle cariche batteriche.
Se vogliamo un prodotto valido per uso cosmetico non possiamo averlo pieno di batteri (carica microbica) o di muffe (carica micotica) o peggio ancora di patogeni.
Qui non voglio scatenare la germofobia, figuriamoci, tutto quello che mangiamo è pieno di batteri, il nostro corpo lo è.
Il nostro intestino è preparato ad una risposta batterica di un certo tipo, come anche la nostra cute.
Ma qualora vi fossero anche micro ferite ed il prodotto non fosse veramente controllato e a norma, ciò potrebbe portare seri problemi.

Possiamo mangiare e berci tutte le erbe che vogliamo (anche a rischio intossicazione), ma magari quelle stesse erbe a contatto con le ferite cutanee possono fare entrare in circolo ematico batteri nocivi.
Non è un’equazione matematica, ma di certo se capitasse una patologia con dolori addominali legata all’uso di piante non sanificate e garantite ad uso cosmetico, difficilmente si potrebbe collegare “all’henné fatto giorni prima”.

In generale non è bello sapere di cercare qualcosa di salutare ed esporsi a problematiche difficilmente riconducibili al trattamento.
Per non parlare poi di donne incinta o persone in riabilitazione post tumori o altre malattie.

Spesso, per ignoranza, si pensa: “se lo mangio posso applicarlo sulla pelle”, non pensando che parliamo di canali diversi, che seguono leggi diverse e prevedono controlli diversi.
Tutte le analisi che si fanno sui prodotti, volte a comporre un PIF cosmetico (Product Information File) sono poco utili se la materia prima stessa non viene prima ripulita e resa sicura.
È inutile allo stesso tempo fare un PIF cosmetico sulle piante se non vengono controllate le presenze di metalli pesanti, che abbiano valori controllati e sicuri.

Chi sceglie le piante sceglie la salute, questo è un po’ il mio motto e la filosofia che contraddistingue il nostro percorso.
Mi chiedo spesso quanta della concorrenza si faccia le mie stesse domande e faccia tutta la (necessaria) fatica per evitare di importare, attaccare un’etichetta su bustine già confezionate in India (dico India per dire) senza fare alcun controllo e basandosi solo sulle schede tecniche che mandano i fornitori.
Che rispetto c’è della cliente che sceglie questa strada della salute? Qui spesso si parla anche di clienti con problematiche gravi o di donne incinta, non si scherza!
Mi è capitato di vedere PIF cosmetici di altre aziende e trovare solo le schede tecniche dei fornitori esteri per avvalorare la sicurezza dei prodotti venduti.
Non sono PIF reali, a mio parere, ma prese in giro.

Bisogna investire nella qualità, questo ha costi alti, ma necessari!
Altrimenti cambiamo lavoro… perdonami se mi infervoro, ma volte tutto questo mi sconforta.
La colpa è nostra che non sappiamo comunicare e la colpa è anche dell’ignoranza di chi si improvvisa in questo settore.

Infine, a seguire, c’è tutto lo sciame (ovviamente senza colpa) di chi si accoda a fantomatici guru che si lanciano per cavalcare l’onda del business green.
Ci si riempie la bocca di parole come “salute, piante sicure, pure e via dicendo” e poi non sa veramente ciò che sta vendendo; sono lupi con la maschera di agnelli.
Direi che non ci servono santoni, ci servono professionisti abili nel proprio mestiere.
Non si diventa produttori di erbe e miscele senza aver prima studiato tutto quello che si debba fare per garantire la salute.
È da folli e si mettono a rischio tante persone che hanno riposto una sana fiducia nel percorso aziendale.
Lo dico anche rivolto a tutti i saloni che usano le piante e devono essere tutelati dall’azienda che fornisce loro le piante: i parrucchieri sono professionisti della cosmetica, se usano erbe “alimentari” ed una cliente avesse dei problemi sono loro stessi a risponderne per un uso cosmetico!
Il cosmetico ha una Persona Responsabile, l’azienda, che ha il PIF cosmetico atto a dimostrare che il prodotto sia sano per il suo uso specifico (e non parlo di PIF fatti su piante non “pulite” oppure di PIF fatti “alla buona…”). Questa tutela si perde se il salone non usa un cosmetico.

Dietro ogni bustina delle nostre piante c’è tanta fatica e controlli e attenzione meticolosa alla qualità ed alla salute di chi sceglie il green.

La mia battaglia non è rivolta alle marche etniche di erbe, ma a tutto il settore che per ignoranza o per mancanza di professionalità, non spende tutti i soldi ed il proprio tempo a garantire ciò che di diritto spetta a chi ama il nostro settore, la salubrità delle piante.

Phitofilos ha bisogno di sana concorrenza, di aziende buone e preparate che ci aiutino a far crescere bene il settore.
Viva la buona concorrenza!
È il momento di collaborare per non rovinare questa sana prospettiva e qualche azienda capace (a mio parere purtroppo molto poche) ci sono e sono felice della loro esistenza.
Però al tempo stesso è pieno di ciarlatani, come dicevo prima con la faccia da lupo e la maschera da agnello…

E le certificazioni? Una certificazione che garantisce il biologico ci protegge o non elimina questi problemi?

Domanda bellissima!
Non sai quante volte mi è stato chiesto se le nostre erbe siano o meno biologiche o meglio certificate biologiche.
Quando mi viene chiesto di solito vivo un leggero imbarazzo, perché nella nostra specifica nicchia la certificazione biologica è il contrario di quanto detto finora nella precedente domanda.

Se una pianta in commercio fosse certificata biologica, allora vorrebbe dire che non ha subito alcun processo di sanificazione, abbattimento della carica microbica o micotica, ovvero possono non essere adatte ad una vendita per uso esterno, un buon cosmetico sano e vendibile.

Infatti una pianta per essere dichiarata e certificata biologica non può avere alle spalle quanto detto sopra.
Nell’alimentazione biologico è simbolo di alta qualità, infatti sono adatte per un uso alimentare!
Ma noi dobbiamo fare molto di più per vendere piante cosmetiche di buona qualità: le piante che vengono da paesi lontani arrivano spessissimo con un corredo batterico non invidiabile, credimi che ne vedo ogni mese!

Proprio per questo ho iniziato la mia personale battaglia sulla qualità migliore per l’uso cosmetico: controllo sui metalli pesanti e sanificazione in primis.

Anni fa mi fu proposto di certificare bio alcune piante (da parte di alcuni fornitori esteri), ma di fronte alla scelta “meglio il claim su etichetta o prodotti sani per le clienti” mi pare ovvio che ho scelto la seconda strada. Poi tempo fa ho letto di claim come “in certificazione biologica” e di nuovo ho storto (tra me e me) il naso.

È una procedura valida per ingredienti alimentari, perché riportare questa indicazione su un cosmetico?

Tutto ciò confonde e basta la persona di fronte allo scaffale.

So perfettamente che la cliente finale non è tenuta a sapere certe cose e so al tempo stesso che di fronte ad una pianta bio o ad una pianta non bio sceglierà 99 volte su 100 la prima.

Ma la cliente lo fa perché viene confusa dall’azienda che dichiara “biologico” il prodotto che sta vendendo.

La colpa è propria di chi propone questi claim ingannevoli.
Henné biologici (henné in senso lato) sono prodotti etnici non sanificati che ci si mette sulla pelle e sui capelli; noi dobbiamo trattare prodotti cosmetici validi che rispondono alla sicurezza che si cerca in questo settore, poi ognuno fa le sue scelte 🙂

Come si pone a questo riguardo Phitofilos? Fate qualcosa per mettere in sicurezza chi compra i vostri prodotti? Se sì, cosa?

Facciamo tutto ciò che viene previsto per legge ed anche qualcosa in più: PIF cosmetico ricco di tutte le analisi volte a garantire prodotti sani: challenge test, patch test, sanificazione delle piante, controllo sui metalli pesanti e controlli serrati su ogni altro aspetto del prodotto.
Crediamo poi che l’imbustamento fatto qui in Italia sia un valore aggiunto, proprio per garantire anche delle procedure tutelate sulle norme del lavoro. Cerchiamo di informare, anche se siamo veramente scarsi in questo :), chi sceglie i nostri prodotti.

So che da due anni hai in serbo una bellissima sorpresa, cioè una Accademia tutta italiana che si dedicherà alla formazione di un Green Team. Puoi spiegarci meglio questo progetto?

Green Team e Accademia Phitofilos Professionale sono due percorsi diversi e paralleli, nati più o meno nello stesso periodo che ho voluto fortemente per creare una nuova categoria di professionisti: I Saloni Green.
Che poi siano negozi 100% votati al naturale oppure che siano saloni con un corner green di alto livello questo conta fino ad un certo punto. L’importante per me è quello di dare la migliore risposta alle tantissime persone che vorrebbero oggi veri servizi professionali con saloni che credono in questa strada e si mettono in gioco, studiano e diventano punti di qualità.

Il Green Team è un gruppo di parrucchieri Phitofilos che lavorano dalla mattina alla sera sulle piante nel proprio negozio, condividono le proprie esperienze tra di loro e con me, si e ci aiutano nella ricerca e nello sviluppo dei trattamenti migliori per ogni capello e per ogni colore.
Sono il mio braccio destro, la mia risorsa per diffondere il messaggio che la professionalità si conquista ogni giorno, con il duro lavoro e con lo studio, ma soprattutto sono una squadra.
Perché è finita l’era dei solisti, si vince quando si lavora tutti insieme per un obiettivo comune, senza rivalità!

L’Accademia è una deriva di questa idea: per formare saloni nell’uso delle piante dobbiamo fare un percorso formativo, che aiuti a cambiare la mente del professionista abituato al tubetto di tinta, per ragionare con le piante.
Il primo vero sforzo è proprio quello di cambiare la testa di chi viene ai nostri corsi, è il passaggio più difficile!
La nostra formazione vuole veramente cambiare qualcosa nel loro percorso, non è il solito aggiornamento professionale dove si fa il viaggetto e si imparano 4 cose che poi forse usi in salone.
Sono corsi intensi e tosti, ho visto gente uscire con mille pensieri e la luce negli occhi, con l’idea concreta di mettersi subito a lavoro; questo per me è stato stupendo!
Servono poi professionisti che insegnino a professionisti.
Gianna Longo e Gennaro dell’Aquila (poi spero altri del Green Team come Damiano Tana e Cinzia Ranieri) stanno fondando con me le loro accademie proprio per passare la loro esperienza.
Diventare artisti del colore vegetale si può fare anche da soli, ma a che prezzo?
Bisogna cercare di sbagliare il meno possibile nell’apertura di un servizio green, per non perdere clienti, senza fare disastri e far passare il messaggio che “le erbe non funzionano”.
L’Accademia è una scuola ed al tempo stesso una palestra dove si simulano colorazioni, c’è tanta tanta pratica nei nostri corsi.
Hanno un costo? Certo, ma la vera domanda è: hanno un valore? Secondo me seguendo le nostre tappe formative si esce pronti a qualsiasi chioma. Come ho detto prima so che i saloni fanno decine di corsi all’anno, ma provate loro a chiedere quanti di questi valgano anche solo il costo del viaggio.
Bisogna investire nel proprio lavoro, puntando su investimenti che portino poi qualcosa di reale.
Ovviamente ciarlatani pronti a insegnare qualcosa si trovano in ogni angolo.
Esser capaci di fare qualcosa non vuol dire poi essere capaci o volenterosi di insegnarlo.
Molti professori hanno paura che gli allievi diventino più bravi, quindi meglio dire il meno possibile, giusto l’indispensabile per farli tornare a casa con qualcosa per non lamentarsi.
Noi invece partiamo dal concetto opposto: crediamo che solo creando una nuova classe di saloni preparati la forza delle erbe potrà essere vista da tutte quelle persone che dubitano del settore.
Più colleghi forti ci sono in giro meglio sarà per tutti.
Infine, ma non per importanza, un altro membro del Green Team, Rachele Maia, a breve inizierà dei videocorsi online per l’uso casalingo o per i negozi che trattano le nostre piante o per saloni veramente alle prime armi. Cerchiamo di venire incontro a tutte le richieste e nel miglior modo possibile.
Un po’ per volta spero che la nostra proposta formativa aiuterà chiunque si affacci al mondo delle piante.

Che progetti hai in serbo per il futuro?

Tanti, troppi, siamo un vulcano in continua eruzione di nuove idee. Posso solo anticiparti qualche pillola.
A breve avremo la Gond Katira, a grande richiesta, e qualche piantina nuova sia per il colore che per la salute del capello.
Ho già in cantiere, in particolare, una nuova miscela frutto di conoscenze millenarie, ma qui mi fermo.
Per quanto riguarda la cosmetica già a marzo troverete novità incredibili tra le nostre linee, e qui mi fermo nuovamente 😛

Prima di salutarci puoi darci qualche consiglio o qualche trucchetto che possiamo utilizzare a casa? Già ci hai aiutato con la creazione del Nocciolita e con l’articolo sulla cassia acidificata. Altre dritte interessanti?

Oh caspita un consiglio special così su due piedi non mi viene.
Oramai si scrive talmente tanto sulle piante che non vorrei dire qualcosa di estremamente banale, anche perché per consigli e trucchi professionali ho le Accademie, per i consigli ed i trucchi dedicati al pubblico ed ai negozi ho i webinar di Rachele, qua come dico vado in conflitto di interessi!
Il vero consiglio che sento di dare a chi leggerà questa intervista è quello curare sempre in primis la salute del capello, prima ancora di pensare al colore.
Spesso si è convinti di poter colorare qualsiasi capello con le piante, ma non si considera che un capello sfibrato non ci darà mai un buon risultato.
Come dico sempre “la miglior pittura non tinge bene sulla peggiore tela”.
Le miscele e piante neutre sono il miglior modo per avvicinarsi a questo mondo e sono poi il miglior modo per continuare a viverlo nel corso degli anni con risultati sempre splendidi.

Ti ringrazio Matteo per averci dedicato il tuo tempo, ti salutiamo e speriamo di risentirci presto!!

Grazie davvero a te per avermi dato questa possibilità.
Cercheremo di comunicare sempre meglio la nostra passione ed il nostro impegno in questo bellissimo settore 🙂

4 Replies to “Intervista a Phitofilos: conosciamo insieme questa antica ditta Italiana”

  1. Bellissimo articolo, mi è servito per capire meglio, soprattutto per il bio nelle piante per uso esterno. Grazie mille ad entrambi e non vedo l’ora che esca in commercio la loro katira

  2. Davvero molto interessante questo articolo. Spero che ce ne saranno degli altri in futuro.
    Utilizzo Phitofilos e mi sta piacendo molto. Quindi grazie ad entrambi. 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.