Precauzioni importanti per uso dell’hennè: divieto in caso di favismo, rischio allergie e rischio di inalazione delle polveri

Premessa: dopo due post sul gruppo inerenti al tema “henné e favismo”, ho ritenuto necessario traslare le informazioni già presenti nell’articolo sull’henné e quello sulla classificazione delle erbe e delle materie prime in uno più specifico, per dare evidenza alle precauzioni da adottare, specialmente in caso di allergia e favismo, che sono fondamentali da conoscere.

Le informazioni di carattere generale relative al favismo sotto tratte dal sito dell’associazione italiana favismo, mentre quelle relative all’uso delle erbe e possibili interazioni mi sono state fornite da Matteo, titolare di Phitofilos, cui mi affido spesso e volentieri per un confronto specialistico.

Favismo

Si parla di favismo in presenza di un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la cui carenza provoca un’improvvisa distruzione degli stessi (emolisi) e quindi la comparsa di anemia emolitica con ittero, quando il soggetto che ne è carente entra a contatto con alcune sostanze ed alimenti (fave, piselli, verbena Hybrida, varie droghe vegetali od alcuni farmaci) che agiscono da “fattori scatenanti”.

Nei casi gravi, circa la metà dei globuli rossi viene distrutta; la cute e le mucose diventano intensamente pallide, oltre che itteriche, le urine ipercolorate, e compaiono i segni di un collasso cardiocircolatorio.

Il difetto enzimatico si trasmette ereditariamente con il cromosoma X del sesso: i maschi ne sono colpiti in forma grave mentre le femmine, che possono essere portatrici del gene anomalo e trasmetterlo ai propri figli, si ammalano di forme più lievi. È diffuso soprattutto in Africa, ma si riscontra spesso anche nelle popolazioni dell’Asia meridionale e del bacino mediterraneo, dove in alcune zone (Grecia, Sardegna) raggiunge una frequenza variabile dal 4 al 30%.

La malattia si manifesta in modo improvviso, 12-48 ore dopo l’assunzione di fave fresche (o degli altri alimenti o medicinali proibiti).

Il deficit di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi può esser accertato mediante la determinazione dell’enzima nei globuli rossi, esame indispensabile per la diagnosi ed utile anche per identificare i portatori del difetto, che possiedono valori intermedi fra quelli dei soggetti normali e quelli dei soggetti carenti (in questi ultimi il livello di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi è di pochissime unità). Esistono più di 400 varianti della carenza, ed ognuno dei soggetti interessati reagisce in modo diverso ad alcuni cibi e ad alcuni farmaci, e la reazione potrebbe essere enfatizzata dallo stato psicofisico generale. Ecco perché è fondamentale una corretta diagnosi e la consulenza di uno specialista.

Ne parliamo a proposito di henné, perché, tra gli elementi vari, oltre ai medicinali, che dovrebbero essere evitati, come giustamente riportato dall’Associazione Italiana Favismo rientra l’Indigofera tinctoria (cosiddetto hennè nero) e la Lawsonia inermis (hennè), ed altri coloranti affini, usati in Italia sia per i tatuaggi temporanei (attenzione a quelli NERI proposti in spiaggia, sono pericolosi per TUTTI, perché facilmente contengono PPD), sia per tingere i capelli: cit. Ann Trop Pediatr 16: 287, 1996 Int J Clin Pract 58: 530, 2004: hanno mostrato che in persone con enzimopenia G6PD (favismo), la Henna, anche per uso esterno, può causare attacchi emolitici, o comunque emolisi eccessiva. Esperimenti in vitro fanno pensare che la sostanza responsabile dell’emolisi sia il 2-idrossi-1,4-naphthochinone (o lawsone).

I soggetti favici non possono, pertanto, in alcun caso utilizzare lawsonia ed indigo a causa della presenza di naftochinone (che è il pigmento tintorio presente in molte erbe), in quanto, anche per uso esterno, tatuaggi compresi, l’inalazione può causare attacchi emolitici, o comunque emolisi eccessiva.

Per approfondire l’argomento, ho consultato il titolare di Phitofilos, che aveva già eseguito prove specifiche per una loro cliente favica che chiedeva quali erbe tintorie avrebbe potuto utilizzare, l’esito purtroppo non è stato favorevole.

La ragazza in questione riferiva di aver riscontrato problemi in presenza di naftochinone per effetto dell’INALAZIONE delle polveri che lo contengono, il che ovviamente avviene sia nel momento della preparazione dell’impasto che della stesura/posa.

La stessa riferiva inoltre di aver saputo dallo specialista che l’ha in cura di non poter usare per certo lawsonia e mallo di noce, ma non sapeva se altre erbe tintorie avrebbero potuto esporla al rischio di una crisi emolitica.

La FEI (Federazione Erboristi Italiani) in merito al quesito posto da Phitofilos ha fermamente sconsigliato di incorrere in situazioni di rischio perché “le piante lavorate per imbustamento nelle stesse macchine possono lasciare residui e quindi portare eventuali problemi di salute”. Senza contare il fatto che si parla di gruppi cromofori misti in molte piante tintorie, anche a seconda della provenienza di origine della pianta, dato difficile da valutare.

Alla luce del fatto che la stessa ragazza riferiva poi di aver saputo da altre ragazze di problemi causati anche dall’utilizzo di cassia, katam, indigo e robbia, presumibilmente per contaminazione (in sede di coltivazione e/o di preparazione), Phitofilos ha ritenuto opportuno effettuare alcuni test su erbe tintorie e non tintorie per verificare la presenza di naftochinoni.

Precisamente, per ragioni tecniche il test è stato possibile eseguirlo solo su alcune tra le più famose piante da loro trattate, quali campeggio, robbia cordifolia, robbia tintoria, cassia obovata, alkanna, rabarbaro, ibisco e amla.

Ebbene, dal test effettuato è emerso che tutte le erbe testate, ad eccezione del campeggio, risultano contenere naftochinone.

Phitofilos, in via precauzionale, scelta che condivido, ha ritenuto, proprio per il discorso contaminazione in fase di preparazione, di sconsigliare alla ragazza l’uso di tutte queste erbe, campeggio compreso.

Il problema, infatti che si pone, non è tanto quello delle erbe in sè, visto che alcune erbe (tintorie e non tintorie) sembrano poter essere in linea teorica utilizzate, non contenendo naftochinone, quanto quello della contaminazione durante la produzione (e probabilmente anche durante la coltivazione), visto che i macchinari utilizzati per la produzione di erbe sono gli stessi di quelli della produzione di hennè e NON sono differenziati.

In via del tutto precauzionale, da verificare con lo specialista, il discorso è quindi da estendere anche alle erbe non segnalate come pericolose dalla Federazione Italiana Favismo perché, di fatto, si potrebbe verificare una contaminazione non controllata, ne controllabile, sia in fase di coltivazione che di confezionamento delle erbette.

Da notare che la crisi emolitica sembrerebbe scatenarsi per effetto dell’inalazione delle erbette (e non dell’applicazione come nel caso di allergia vera e propria) ed il rischio che ciò si verifichi in fase di apertura della confezione, di preparazione, di stesura e di posa dell’impacco è ovviamente elevatissimo.

Per la medesima motivazione, occorre prestare massima attenzione anche alla preparazione di impacchi in presenza di soggetti favici: è decisamente consigliato farlo in locali separati sia durante la preparazione che durante la posa e successivamente arieggiare bene il locale per evitare problemi derivanti dalla dispersione delle polveri.

Rischio allergia

Partiamo da un presupposto fondamentale: naturale non è sinonimo di NON pericoloso, un’allergia è sempre possibile e come abbiamo visto a proposito di effetti indesiderati connessi all’uso normale dei cosmetici non è affatto una circostanza rarissima.

Innanzitutto, è bene ricordare che l’utilizzo di qualsiasi erba sulla cute non esclude affatto che i principi attivi possano penetrare all’interno dell’Organismo, il consiglio generale è quindi quello di prestare sempre attenzione a quale tipo di erba si intenda utilizzare, di evitare in gravidanza ed allattamento se non previo nulla osta del medico, e di verificare sempre che per quella polvere specifica non esistano particolari controindicazioni.

Per quanto riguarda invece il discorso allergie, vale la pena osservare che l’hennè è una leguminosa e che è abbastanza comune la reazione crociata nei soggetti allergici alle graminacee.

Per quanto sopra ed in via precauzionale, in caso di PRIMO utilizzo di hennè od altre erbe, soprattutto se si è soggetti predisposti ad allergie varie e quindi potenzialmente allergici, vale la pena di effettuare un test cutaneo (simil patch test) applicando una piccola dose di impasto sull’avambraccio e coprendo con pellicola trasparente od un cerotto in modo che non si secchi ed attendendo almeno 3 – 4 ore, meglio se 24, prima di sciacquare e di verificare dopo altre 24 ore la presenza di eventuali reazioni anomale. Qualora la zona trattata si dovesse gonfiare o prudere od arrossare in modo anomalo, è alquanto probabile che si tratti di allergia e l’unico consiglio ragionevole è di sottoporre l’accaduto al medico curante, per le valutazioni allergiche del caso, ed ovviamente di astenersi dall’utilizzare l’erba in questione.

Purtroppo, le allergie potrebbero anche verificarsi per effetto di successive applicazioni anche se non ravvicinate o lunghi tempi di posa, in tal caso il consiglio è di interpellare assolutamente il medico per una visita allergologica ed ovviamente di rimuovere l’impacco al primo verificarsi dell’episodio allergico. Qualora si dovesse verificare irritazione al cuoio capelluto, in attesa del consulto medico, dopo aver sciacquato abbondantemente con acqua tiepida, è possibile applicare gel aloe per lenire almeno in parte il prurito. Logicamente, di fronte ad una reazione importante, che interessi anche il volto, il consiglio è di interpellare immediatamente il medico e/o PS.

Attenzione anche all’utilizzo di oli essenziali nell’hennè, pratica alquanto diffusa in quanto si dice che servirebbe ad aumentare la presa tintoria: gli oli essenziali sono fortemente allergizzanti, alcuni di essi possono essere dermotossici (esempio la cannella o lo zenzero), si consiglia di non abbondare mai nel dosaggio (massimo due – tre gocce) e di evitare in caso di soggetti potenzialmente allergici. Anche il succo di limone tradizionalmente utilizzato potrebbe irritare il cuoio capelluto e si consiglia di prestare massima attenzione al dosaggio.

Decisamente più comune è la reazione allergica alle sostanze chimiche aggiunte all’hennè di scarsa qualità o destinato all’uso professionale (per ridurre i tempi di posa nei saloni, ma attenzione non tutti i parrucchieri utilizzano henné addizionato di picramato, per fortuna), quali il picramato di sodio o la PPD (para-fenilendiammina): in questo caso la soluzione è più semplice: evitateli! In caso di dubbio privilegiate marche certificate in UE tipo Khadi, Janas, Phitofilos, Tea Natura, Radico, La Saponaria, il nuovo rajanistan di Aromazone.

L’allergia al Nickel

Altro problema che si presenta nel caso di utilizzo di hennè è quello della possibile presenza dei metalli pesanti, ed in particolare del nickel, che in alcuni soggetti predisposti può generale forti reazioni allergiche.

Il problema nickel non è ovviamente specifico delle erbe, ma riguarda in generale i cosmetici e molte altre categorie di prodotti, dagli alimenti ai detersivi.

La presenza di tracce di nickel nei cosmetici è considerata normale ed è ammessa dalla legge, in quanto per motivi di fabbricazione è ritenuta inevitabile, va da sé ovviamente che non esistono prodotti privi di Nickel, e che pertanto la famosa dicitura Nichel Free è da considerarsi un Claim ingannevole, vietato dal Regolamento UE sui cosmetici.

Diversamente, è corretta la dicitura  Nickel Tested < 1PPM (una parte per milione), ma badate bene che questo tipo di etichetta si limita a certificare che il prodotto è stato testato, ma non ne certifica il risultato.

La dicitura Nichel Tested è accompagnata dall’indicazione della soglia massima al di sotto del quale il nickel è presente in un determinato prodotto.

Per normativa infatti non esiste un limite imposto per la presenza di nickel nei cosmetici, ma si ritiene che le persone allergiche non abbiano reazioni dovute all’esposizione a cosmetici con concentrazioni di nickel < 1PPM, ossia che il prodotto cosmetico è da considerarsi privo di effetti prosensibilizzanti, tali da favorire la sensibilizzazione cutanea.

Per quanto riguarda le erbe, ci aggiriamo su valori del 4-20 PPM, hanno quindi un ridotto quantitativo di nickel, si tratta infatti di un dosaggio in realtà molto basso se considerate che il pomodoro ne contiene 5 volte tanto.

Ciò ovviamente non significa che il prodotto non possa generare problemi allergici, ecco perché si consiglia di contattare il produttore ed esporre il problema per ricevere conferme in proposito a quel specifico prodotto, fermo restando che ci si dovrà affidare unicamente a marche certificate, non sicuramente agli hennè etnici.

Rischio inalazione delle polveri

Infine, a prescindere da allergie varie e favismo, si consiglia nel preparare l’impasto, con gli ingredienti che desiderate utilizzare, di prestare particolare attenzione alle fonti di areazione (ventilatore, corrente d’aria, …) perché le polveri si disperdono facilmente nell’aria e possono penetrare nelle prime vie aeree con notevoli disagi. Il medesimo discorso vale ovviamente qualora decidiate per vostra comodità di travasare le polveri in contenitori predisposti, di vetro o plastica poco importa, attenzione a non generare nubi tossiche e soprattutto a non respirarle (potete usare delle mascherine usa e getta o una bandana sopra naso e bocca se desiderate maggior sicurezza ed effettuare l’operazione all’aperto).