Le erbe tintorie per il biondo (solo su capelli chiari naturali)

Parlando di hennè, abbiamo già visto che non esiste un hennè biondo, visto che con il termine di hennè si intende solo la Lawsonia inermis, che è per definizione esclusivamente rossa.

Esistono, invece, in commercio alcune miscele di erbe tintorie utilizzabili per chi ha i capelli biondi, non necessariamente contenenti Lawsonia: le più famose in Italia sono indubbiamente di Khadì e Phitofilos, a seguire le new entry di Radico, Tea Natura e La Saponaria, ma anche Aromazone propone una sua miscela (non contenente Lawsonia).

Per chi volesse invece sperimentare in proprio, come accennato a proposito del colore dell’hennè e delle erbe tintorie, vi segnalo alcune erbette e pigmenti in grado di regalare i riflessi biondi …

… ovviamente ciò potrà avvenire esclusivamente su capelli già biondi naturalmente (e logicamente sui bianchi), perché è bene ribadirlo ancora una volta nessuna erba è in grado di schiarire.

Nello specifico, parliamo di: calendula, camomilla, cannella, crespino, curcuma, rabarbaro cinese, rhapontic, e verga d’oro o goldenrod.

Queste stesse erbe si rilevano, inoltre, altrettanto utili per agevolare il processo di destratificazione (od alleggerimento) dell’hennè per chi desiderasse scaricare un poco il colore dell’hennè diventato troppo scuro per effetto della stratificazione (il che non vuol dire schiarire, ma solo alleggerire la stratificazione).

Diversamente, come abbiamo visto parlando della fisiologia del capello, per SCHIARIRE i capelli, vale a dire per rimuovere la pigmentazione naturale (melanina), e di conseguenza la cheratina, rovinandoli inevitabilmente, è necessario ricorrere a soluzioni poco ortodosse, che non dovrebbero essere prese in considerazione, in un’ottica di cura naturale del capello, quali:

  • le diverse tecniche professionali proposte nei saloni (decolorazione, decapaggio, shatush, meches, …),
  • la famosa lozione Shultz o similare, proposta nella GdO,
  • le tante ricette spacciate in rete per pseudo naturali (il famoso schiarente o schiaritura inglese), che di naturale non ha assolutamente nulla, anzi, che simula l’effetto della lozione Schultz, basta leggere il parere di Zago in merito,
  • le tante ricetta a base di vitamina C od addirittura di coca cola, che si trovano in rete, che stra seccano i capelli e li rovinano.

Logicamente, siete libere di utilizzare queste tecniche, sapendo che possono rovinare il capello, ma ve lo sconsiglio assolutamente su capelli trattati con hennè contenente picramato, indigo o katam, (e direi anche alkanna), perché il rischio di colorazioni anomale è altissimo (da intendersi come verde).

Parimenti, non possono essere considerate naturali le tecniche a base di erbe tintorie (ed acqua ossigenata?) che promettono di schiarire i capelli di uno o due toni: sappiate che con le sole erbe è impossibile.

Quindi, noi non parleremo di SCHIARITURA, ma di pigmenti tintori utili per accentuare i riflessi chiari naturali (su base bionda o castano molto chiaro) e per colorare i bianchi di biondo (più o meno dorato) senza ricorrere a tecniche invasive.

Nulla più di questo, quindi non aspettatevi di schiarire, non si può (neppure con la famosa Cassia ossidata con limone e camomilla).

Il problema si presenta ovviamente in presenza di bianchi, perché resta ferma la regola generale secondo la quale per un’ottimale copertura sarebbe necessario utilizzare almeno una bassa percentuale di Lawsonia, in dosi studiate appositamente per il proprio capello, ed anche Indigo, se si privilegia il biondo freddo, difficile ovviamente da realizzare senza avere adeguata esperienza in materia.

Se doveste rientrare nella categoria delle poche sfortunate che “io il rosso mai”, le scelte naturali a vostra disposizione sono purtroppo non moltissime: effettuare dei tentativi, magari su ciocche di capelli raccolti dalla spazzola, per arrivare alla soluzione ottimale per sè, oppure utilizzare le miscele esistenti per i toni del biondo proposte sul mercato italiano contenenti una bassa percentuale di Lawsonia.

Od ancora tentare di utilizzare le miscele esistenti sul mercato che non contengono Lawsonia per verificare se sui vostri capelli funzionano, che però, lasciatemelo dire devono essere ben dosate per poter essere realmente efficaci nella copertura dei bianchi: l’alternativa è ricorrere ad una tecnica che solo pochi professionisti conoscono ed io ho la fortuna di conoscerli entrambi (Michele Rinaldi e Rella).

Per chi invece desiderasse curare più semplicemente con le erbe i propri capelli chiari, evitando qualsiasi effetto tintorio e senza incorrere nel pericolo di scurirli (cosa molto probabile con alcune erbette), vi invito a leggere lo splendido articolo di Alice in proposito.

Ma veniamo alle nostre amiche erbe.

NB: queste erbe possono essere applicate post shampoo, su capelli umidi ben tamponati, oppure in abbinamento ad un erba lavante come methi e sidr (che consentono pose lunghe), su capelli almeno leggermente umidi. Terminata la posa, si consiglia di procedere con balsamo o maschera e risciacquo acido.

Calendula

La Calendula officinalis è una pianta appartenente alla famiglia delle Composite, molto apprezzata per le sue proprietà officinali come antispasmodico ed antinfiammatorio.

Il suo nome deriva dal latino Calendae, ossia “primo giorno del mese” ed indicherebbe la caratteristica di questa pianta di fiorire il primo giorno di ogni mese per tutto l’anno, secondo un’altra ipotesi, la Calendula deriverebbe il suo nome dalla parola “calendario”, proprio perché segna il ritmo del giorno, aprendosi al mattino e chiudendosi al tramonto. Per questo motivo, tra l’altro nei testi medievali, era indicata col nome di Solis Sponsa, ovvero “sposa del sole”.

Non a caso, la tradizione contadina vuole che se al mattino i fiori rimangono chiusi probabilmente pioverà entro sera.

La Calendula è nota anche col nome popolare di “Oro di Maria” probabilmente per la proprietà del suo infuso di alleviare i dolori mestruali, evidenziandone il legame con il sacro femmineo, con la Grande Madre, culto al quale si ispirato quello cristiano della Vergine Maria, d’altro canto il suo seme uncinato ricorda proprio una falce di luna, simbolo femminile per eccellenza in tutte le culture.

Per la cura dei capelli, la Calendula può essere utilizzata sia in polvere che sotto forma di fiori per esaltare i riflessi biondi naturali, specialmente se abbinata alla Camomilla.

Polvere: può essere aggiunta alla Cassia, al miele ed alla camomilla come impacco post shampoo, da tenere in posa per almeno 6 ore.

Fiori: possono essere utilizzati in infusione, in abbinamento ai fiori di Camomilla, da utilizzare sia per la preparazione delle polveri, sia come ultimo risciacquo acido ad ogni lavaggio.

Camomilla Matricaria

La Camomilla Matricaria, nome botanico Matricaria recutita, è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, che cresce spontaneamente (ma può essere coltivata) fino alla regione submontana, molto comune nei prati, nei campi coltivati, lungo le strade e vicino alle case.

Nota fin dall’antichità per le sue proprietà sedative, calmanti ed antispasmodiche, in grado pertanto di indurre il rilassamento muscolare, per la presenza di flavonoidi (eupatuletina, quercimetrina) e delle cumarine.

Il principio attivo più importante della camomilla è la cosiddetta essenza, i cui componenti fondamentali sono l’azulene (antinfiammatorio) ed il bisabololo (calmante), ma contiene anche flavonoidi e cumarine.

Grazie alla presenza di apigenina e apiganin-7-glucoside (flavonoidi), la Camomilla è in grado di donare una tonalità giallo chiaro che va a sovrapporsi al colore naturale della chioma, senza danneggiare in alcun modo i capelli, poiché non è in grado di rimuovere la cheratina e la pigmentazione normalmente presente.

Come pigmento tintorio, per la colorazione dei bianchi di tonalità biondo oro e per accentuare i riflessi biondi naturali, può essere utilizzata sia in polvere che sotto forma di fiori.

Si rivela, inoltre, utile per lenire il cuoio capelluto irritato e regolarizzare la produzione di sebo in eccesso.

Polvere: conferisce ai capelli biondi riflessi dorati. Può essere aggiunta alla Cassia, ed eventualmente al miele, per risaltare il colore dei capelli biondi e colorando i bianchi di biondo dorato, da lasciare in posa almeno 6 ore. Può inoltre essere utilizzata in decotto per la preparazione delle polveri di cura al posto dell’acqua od in infusione come ultimo risciacquo acido.

Fiori: l’infuso di fiori di camomilla può essere utilizzato ad ogni lavaggio come ultimo risciacquo acido per esaltare e rianimare i riflessi biondi.

Usare con estrema precauzione sui bianchi perché può colorare di giallo.

Cannella

Con il nome di Cannella (o cinnamomo) si identificano diverse piante appartenenti alla famiglia delle Lauraceae, generalmente facendo riferimento al Cinnamomum zeylanicum, nativo dello Sri Lanka, di color nocciola e di migliore qualità od al Cinnamomum cassia, originario della Cina, decisamente meno pregiata e più economica.

Potente antiossidante, stimola la circolazione sanguinea, ha note proprietà antibatteriche, sfruttate nell’Antico Egitto per l’imbalsamazione dei faraoni, antisettiche e digestive.

La Cannella rappresenta inoltre una spezia preziosa contro il raffreddore e l’influenza e nella medicina Ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese è utilizzata per disturbi legati al freddo, grazie al suo effetto riscaldante.

Nell’antica Roma, la cannella era conosciuta come spezia afrodisiaca, effetto stimolante sancito da diversi trattati medici sin dal VI secolo.

Nella cura dei capelli, la polvere di cannella è generalmente apprezzata sia per profumare le miscele, sia perché utile nei percorsi di alleggerimento dell’hennè, oppure per accentuare i riflessi chiari naturali o per contro per accentuare i colori rossi.

Ottima la sinergia, per una maggiore efficienza, con il miele perché ha le stesse proprietà blandamente schiarenti.

Occorre peraltro prestare estrema attenzione nel suo utilizzo: essendo dermotossica, si consiglia di utilizzarla in piccole quantità e di evitare in assoluto nei soggetti sensibili.

Può essere abbinata al rabarbaro ed alla cassia, volendo fatta ossidare con succo di limone, posa consigliata almeno due ore.

Crespino

Il Crespino, nome botanico Berberis vulgaris è una pianta appartenente alla famiglia delle Berberidaceae, conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà officinali, il cui nome deriva dall’arabo “harbaris”, con cui venivano indicati i frutti, spesso utilizzati come essenza medicinale anche dai seguaci della Scuola salernitana.

Nel medioevo trovava impiego come cura contro il tifo, in quanto in grado di abbassare la temperatura corporea e a dare un momentaneo sollievo, senza però intaccare la causa della malattia.

I suoi principi attivi più interessanti sono la berberina (isochinolina – alcaloide) e la berbamina (un benzilisochinolina), presente in tutte le parti della pianta, tranne che nei frutti e nei semi e lo rendono sfruttabile in campo farmaceutico come antimicrobico ed antisecretive, nel trattamento di infezioni di vario genere.

Dalla radice e corteccia, triturate e polverizzate, del Crespino si ricava, inoltre, una polvere dall’alto potere colorante, proprio grazie alla presenza della Berberina, che agisce da potente pigmento tintorio.

Utilizzato in passato per la colorazione dei tessuti, nelle varie tonalità di giallo, può essere impiegato per esaltare i riflessi biondi dei capelli, in particolar modo se si desira farli virare al biondo freddo (l’opposto della Curcuma per capirci).

In Italia, è stato recentemente commercializzato in purezza da Phitofilos, che ne sconsiglia l’utilizzo da solo, poichè si tratta di una pianta povera di mucillagini, quindi difficile da impastare ed applicare.

Se ne consiglia piuttosto l’abbinamento a Methi, Altea o Cassia, da utilizzare in percentuali inferiori al 30% per evitare di ridurne eccessivamente il potere tintorio.

Può essere utilizzato altresì in abbinamento ad altre polveri tintorie, quali Rabarbaro o Curcuma ed ovviamente Lawsonia.

Si sconsiglia l’utilizzo di sostanze acide, poiché il pigmento si libera al meglio in ambiente alcalino.

Curcuma

La Curcuma longa, nota anche come Zafferano delle Indie, appartiene alla famiglia delle Zingiberacee, una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia sud-orientale i cui rizomi aromatici, dalla cui macinazione si ottiene la famosa polvere dorata, presentano il tipico colore giallo arancione.

Ricca di potassio, vitamina C e soprattutto curcumina, la curcuma, il cui nome deriva dal Sanscrito Kum-kuma, è particolarmente apprezzata nella medicina Ayurvedica che le attribuisce proprietà altamente benefiche, molte delle quali confermate dalla scienza moderna, come abbiamo visto a proposito di Golden Milk.

La Curcuma rappresenta da secoli un’importante pianta tintoria impiegata per colorare pelle e tessuti, comprese le famosissime tuniche dei monaci buddisti, nonché oggi nell’industria alimentare come colorante.

Impiegata a fini cerimoniali e ritualistici dalle donne indiane per ottenere una classica colorazione giallastra; può benissimo trovare impiego nella cura dei capelli, cui regala una colorazione giallo intenso, spesso anche molto freddo.

La polvere di radice di curcuma può inoltre essere utilizzata per accentuare i riflessi biondi, ma con estrema moderazione, perché tende facilmente al giallo vivo, proprio grazie alla presenza di cucurmina.

Per sfruttarne l’effetto tintorio, la curcuma può essere semplicemente aggiunta ad impacchi per capelli anche in abbinamento ad altre erbe, volendo anche all’henné, per raggiungere un tono biondo, ma anche per calmare irritazioni del cuoio capelluto e rendere capelli flessibili e lucenti.

Su capelli castano chiaro regala estrema lucentezza.

In Italia è commercializzata sia da Phitofilos che Janas, vediamo le differenti indicazioni:

Phitofilos ne consiglia l’uso in miscela con altre polveri tintorie (rabarbaro, lawsonia) o con erbe neon tintorie (Cassia ad esempio), per ottenere riflessi dal biondo freddo al giallo-oro.

Janas la consiglia su capelli biondi e castano molto chiaro per ottenere toni biondi, dorati o caldi, in abbinamento all’hennè per ottenere toni ramati molto caldi ed alla Cassia per ravvivare i toni biondi.

Per la cura dei capelli si dimostra utile per il trattamento della forfora e per la crescita capillare.

La curcuma è inoltre preziosa per la cura della pelle, visto che la curcumina è in grado di inibire la elastasi, responsabile della comparsa delle rughe: può essere utilizzata per la preparazione di una maschera viso anti-age (da lasciare in posa pochi minuti), per regalare luminosità alla pelle più stanca.

Si presta benissimo al trattamento della pelle sensibile, soggetta a irritazioni e arrossamenti, ed a lenire il cuoio capelluto sensibile e irritato.

Rabarbaro cinese

Il Rabarbaro cinese, comunemente conosciuto con il nome di Rabarbaro della Mongolia, è una pianta erbacea utilizzata sin dall’antichità a scopo medicinale, appartenente alla famiglia delle Poligonacee, del genere Rheum, la stessa del Rhapontic.

Originario dell’Asia nordorientale, è oggi diffuso in Europa, dove è stato ampiamente coltivato su scala commerciale nella ex Unione Sovietica ed in Germania. Ne esistono diverse varietà, normalmente a scopo tintorio è utilizzato il Rheum Palmatum.

La polvere di Rabarbaro della Cina è ottenuta dalla macinazione della radice dell’omonima pianta ed è particolarmente apprezzata per accentuare i riflessi biondi ed intensificare il colore, ovviamente su base chiara, è per questa ragione spesso presente nelle miscele tintorie sui colori del biondo.

E’ utile inoltre a rafforzare i capelli.

Questa varietà di Rabarbaro è caratterizzata da un odore penetrante e può risultare irritante per i soggetti sensibili, a cui se ne sconsiglia l’utilizzo, preferendogli il Rhapontic.

Può essere abbinato a polvere o succo di limone, polvere od infuso di camomilla, polvere di cannella, cassia, volendo lasciando ossidare tutta la notte, per poi utilizzare al mattino, da applicare su capelli puliti per almeno 2 ore.

Aiuta anche a alleggerire i capelli, soprattutto quando i capelli sono troppo scuri dopo molte applicazioni di henné.

Rhapontic

Si tratta di una varietà di Rabarbaro (Rheum rhaponticum), molto simile a livello di proprietà tintorie al Rabarbaro cinese e decisamente più facilmente reperibile in Occidente rispetto a quest’ultimo.

Anche in questo caso, la polvere ottenuta dalla macinazione della radice della pianta, permette di accentuare i riflessi biondi naturali dei capelli, regalando una tonalità dorata, utile altresì nel percorso di alleggerimento dell’hennè.

Spesso presente nelle miscele tintorie per il tono biondo, si fonde perfettamente con l’hennè per regalare tonalità più leggere e per ridurre la stratificazione.

Può essere associato a Cassia per ottenere riflessi dorati, prestando però attenzione ai bianchi, che può facilmente far virare al giallo.

In Italia è proposta sia da  Phitofilos che da Janas che forniscono le seguenti specifiche.

Phitofilos fornisce le seguenti modalità di utilizzo per riflessare i capelli chiari: preparare una pastella con acqua calda, da applicare e lasciare in posa per tempi variabili tra i 10 ed i 90 minuti, a seconda della nuance che si vuole ottenere e della presenza di bianchi su testa. E ne consiglia l’uso in miscela con Cassia Obovata o Ziziphus (Sidr), capaci di donare lucentezza al capello e al contempo di smorzarne i toni intensi e caldi.

Può inoltre essere utilizzata in miscela con polveri di Camomilla o Mallo di Noce o Robbia (anche con una piccola quantità di henné), per donare una sfumatura naturale di riflesso caldo ai capelli biondo scuro e castano chiaro. In questo modo si potranno ottenere toni dal biondo intenso all’albicocca.

Janas indica questa radice come ideale per ottenere toni biondi e dorati su capelli biondi e castano chiaro, ideale per la copertura dei capelli bianchi, anche in abbinamento con altre Erbe tintorie per la creazione di toni personalizzati.

Mi raccomando prestate particolare attenzione al Rabarbaro che può risultare irritante ed eseguite assolutamente una prova allergica prima di utilizzarlo, applicando una piccola dose di impasto sull’avambraccio e coprendo con pellicola trasparente od un cerotto in modo che non si secchi ed attendendo almeno 3 – 4 ore, meglio se 24, prima di sciacquare e di verificare dopo altre 24 ore la presenza di eventuali reazioni anomale. Qualora la zona trattata si dovesse gonfiare o prudere od arrossare in modo anomalo, è alquanto probabile che si tratti di allergia e l’unico consiglio ragionevole è di sottoporre l’accaduto al medico curante, per le valutazioni allergiche del caso, ed ovviamente di astenersi dall’utilizzare il Rabarbaro. Da notare che è presenta anche in alcune miscele dal tono freddo sia chiaro che sul nocciola, prima di utilizzare le quali si consiglia assolutamente una prova allergica.

Verga d’oro

La Verga d’Oro, il cui nome botanico è Solidago virgaurea, è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Asteracee che cresce spontaneamente nelle zone temperate di Europa, Asia e Nord America, dal caratteristico fiore giallo oro.

Nota per le sue proprietà terapeutiche, veniva utilizzata già dagli antichi romani, in particolar modo come diuretico, astringente, decongestionante ed antinfiammatorio.

Conosciuta anche con il nome inglese di Goldenrod, la polvere ottenuta dalle escrescenze aeree raccolte in epoca di fioritura ed essiccate, è apprezzata per la colorazione dei capelli in quanto aiuta ad accentuare i riflessi biondi naturali, regalando un tono dorato.

La polvere di Goldenrod può essere utilizzata in abbinamento a Camomilla in polvere e Cassia per la preparazione di un impacco tintorio post shampoo, oppure essere utilizzata in infuso per l’impasto delle polveri di cura, al posto dell’acqua, od ancora in decotto come risciacquo acido.

Per la preparazione del decotto si suggerisce di utilizzare 90 ml di acqua e 10 grammi di polvere, da lasciare sobbollire per poi filtrare una volta raffreddata.

Teoricamente anche lo zenzero in polvere potrebbe rivelarsi utile per esaltare i riflessi biondi naturali, ma essendo una sostanza altamente allergizzante, ho preferito non approfondire il discorso in merito perché ne sconsiglio l’utilizzo se non veramente esperti in materia.

 
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