Picramato di sodio

Si parla spesso di picramato nell’hennè e le opinioni in merito sembrano essere abbastanza confuse, soprattutto cercando in rete si passa da “non fa assolutamente nulla” a “è cancerogeno”. Ecco perché è bene chiarirci un po’ le idee in proposito.

Innanzitutto, iniziamo con il dire cos’è il picramato o sodium picramato: si tratta di un additivo utilizzato come colorante sintetico di colore rosso, normalmente aggiunto all’hennè di scarsa qualità per rinforzarne l’effetto, per ottenere un tono più freddo o per abbreviare i tempi di posa poichè riduce drasticamente i tempi di rilascio del pigmento (lawsone).

Ad esempio è spesso contenuto negli hennè, anche di buona qualità, utilizzati dai parrucchieri per evitare pose lunghissime che sarebbero poco gestibili in un salone professionale.

Da un punto di vista chimico è una sostanza mutevole, non biodegradabile, altamente allergizzante e potenzialmente cancerogena (MA ad alte dosi, tranquille!).
Non a caso è iscritta nel Registro ministeriale delle sostanze pericolose e nocive per l’organismo e per l’ambiente.
E non a caso la Normativa Europea, recepita anche in Italia (Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici, numero di riferimento 222, lett b) Ambito “Coloranti non di ossidazione per tinture per capelli”) prescrive una Concentrazione massima nei preparati pronti per l’uso del 2%, da indicare obbligatoriamente nell’INCI.

Chiaramente nel Biodizionario è un bel ROSSO fisso, perché non è ecologico per nulla, inquina la falde acquifere ed in più è potenzialmente nocivo (tanto che Zago, autore del Biodizionario,  lo sconsiglia vivamente).

A conti fatti ed in poche semplice parole, si tratta di un aiutino di natura chimica per chi utilizza hennè per raggiungere un rosso acceso e tendente al freddo.
Diciamo quindi che l’utilizzo di hennè con picramato NON è il male assoluto, ma che piuttosto rappresenta una soluzione intermedia tra la tinta chimica e l’utilizzo di erbe tintorie pure per chi ha la necessità di altissime coperture o di colori intensissimi.

Ma la vera domanda a questo punto da farsi è… il picramato fa male? Ai capelli e alla nostra salute? La risposta è no, ma attenzione!

Innanzitutto, gli studi tossicologici ad oggi esistenti (Journal of the American College of Toxicology) ritengono non tossica, una percentuale di picramato presente nell’hennè non superiore al 0,1% (fatte salve allergie e sensibilizzazioni individuali, ma questo è un altro discorso), mentre si ritiene che una percentuale superiore al 0,2% possa causare reazioni cutanee, in quanto sostanza fortemente allergizzante (possa NON vuol dire debba).

Un altro studio (J. Am. Coll. Toxicology) ritiene che una percentuale inferiore al 0,1% non si riveli teratogena, ossia in grado di alterare o modificare il normale sviluppo del feto. Ciò non toglie che per PRECAUZIONE, il picramato sarebbe comunque assolutamente da EVITARE in gravidanza ed in allattamento, perché potrebbe passare al bambino attraverso il latte materno.

Vale la pena anche di citare uno studio della Commissione Europea – SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety) del 14.12.2010 proprio sul picramato in cui si conclude esattamente che “Sulla base dei dati forniti, si ritiene che l’uso del sodio picramato con in tinture per capelli in una concentrazione massima del 0,6% non rappresenta un rischio per la salute del consumatore”.

Fermo restando che in soggetti sensibili anche una dose minima può causare eritemi e bolle, i soggetti allergici conclamati DEVONO prestare molta attenzione nella scelta dell’hennè.

Non esistono invece conferme o certezze circa il fatto che il picramato possa danneggiare i capelli. Molte ragazze che hanno utilizzato hennè addizionati riferiscono di una maggior secchezza, ma non è detto, dipende da capello a capello.

L’hennè contenente picramato colora subito, ma scarica altrettanto velocemente. Il colore lavaggio dopo lavaggio tende a schiarirsi, pur rimanendo ovviamente il rosso, un po’ come fa la tinta chimica – ma non rovina i capelli, al contrario di quest’ultima. Questo potrebbe essere un punto a sfavore del picramato per chi, come me, non sopporta la scia arancione ogni volta che si fa la doccia, ma sono scelte personali.

Tirando le somme, NIENTE allarmismi con il picramato, anche se il mio consiglio è di scegliere sempre hennè puri. Anche perché a mio parere, ma ripeto a MIO parere, non ha senso scegliere l’hennè per tingere e curare i capelli e poi accettare di utilizzare scorciatoie sintetiche, ma chiaramente ognuno è libero di scegliere cosa fare della propria chioma, purchè messo in condizione di CONOSCERE l’esatto contenuto dell’hennè che intende utilizzare.

Quindi, come al solito il consiglio è leggere l’INCI.
Come dicevo sopra, in UE è obbligatorio indicare la presenza del picramato nell’INCI degli hennè messi in commercio, fermo restando che questa percentuale NON può essere in nessun caso superiore al 2%!
Il problema ovviamente non si pone per gli hennè di marche certificate e controllate esistenti sul mercato europeo, tra le quali ovviamente Phitofilos, perché l’INCI è ben visibile e basta controllare che non contenga picramato o sodium picramato.
Al contrario, ci sono marche anche abbastanza conosciute che propongono sul mercato i cosiddetti hennè rinforzati, spesso in colore mogano, ecco quelle contengono picramato, ma nelle dosi prescritte dalla stringente normativa CE, quindi in dosi NON nocive. L’importante, come sempre, è che sul sito del produttore e del rivenditore sia CHIARAMENTE scritto che lo contengono, che la percentuale presente non superi la soglia prevista per legge (non è obbligatorio invece indicare tale percentuale, anche se molti produttori lo fanno di loro spontanea volontà) e soprattutto sia riportata anche sulla confezione la chiara indicazione di EVITARE L’USO DURANTE LA GRAVIDANZA E L’ALLATTAMENTO (non si può obbligarne il “non uso” in quanto non previsto per legge, ma si può sconsigliarlo vivamente, sta alla coscienza del produttore farlo). Solo se sono rispettate TUTTE queste condizioni reputo l’informazione completa per il consumatore, che mi soddisfa appieno. Quindi a voi la scelta!

Il problema si pone invece per gli hennè etnici, perché la normativa dei paesi d’origine non è quella europea. E spesso sulle confezioni in commercio anche in Italia non esiste neanche l’INCI. Il consiglio a questo punto è di affidarsi a marche ben conosciute ed utilizzate anche nel mondo occidentale e di non lanciarvi alla scoperta di nuove esperienze senza aver prima sentito altre ragazze che lo utilizzano, soprattutto se siete ex tinte o con cute sensibile od ancora soggetti potenzialmente allergici. Sempre per rimanere nel mondo etnico il consiglio è di privilegiare hennè baq (Body Art Quality), ossia l’hennè utilizzato per i tatuaggi tribali, molto più fine e di qualità superiore a quello indicato per capelli.

Va da sé che in gravidanza e allattamento è consigliato NON utilizzare hennè etnici perchè, nel dubbio, è decisamente opportuno privilegiare marche certificate e pensare al bebè piuttosto che ai capelli  e comunque possono ad andar benissimo anche gli hennè di marche certificate per ottenere il colore desiderato per il nove mesi d’attesa ed in allattamento.

Il problema INCI in realtà si presenta anche per l’hennè sfuso venduto in erboristeria: prestate molta attenzione, perché potrebbe contenere picramato. Il consiglio è, prima di acquistare, di chiedere di leggere l’INCI per verificare che non ci sia e di non affidarsi alla sola parola della commessa, perché per esperienza sono pochi gli erboristi che conoscono bene l’hennè e lo utilizzano di persona.

Il consiglio, quando è possibile, è di privilegiare gli acquisti in bioprofumeria, dove le titolari normalmente utilizzano l’hennè a loro volta e si dimostrano ferrate sull’argomento, ma si tratta di una regola generale non sempre valida, potreste tranquillamente trovare erboristerie dove si vendono hennè di qualità e commesse in bioprofumerie che sembrano capitate lì per caso.

Infine, discorso particolare merita il passaggio da tinta chimica ad hennè o viceversa: anche in questo caso NON utilizzate mai hennè con picramato perché il picramato può reagire in modo spiacevole con la tinta chimica, precedente o successiva all’hennè, con il disastroso risultato, in alcuni casi documentati, di ottenere i famosi capelli VERDI. Quindi sì a hennè dopo la tinta ma MAI se l’hennè contiene picramato! Ugualmente, mai indigo su capelli biondi o decolorati, per una ragione squisitamente cromatica il rischio è sempre il verde (=giallo+blu).

Ma cerchiamo anche di scoprire come capire se un hennè contiene picramato.
In rete si consiglia di preparare semplicemente la pasta dell’hennè con acqua ed intingere un dito nell’impasto per un minuto: se il colore prende immediatamente e non se ne va neanche lavando è molto probabile che contenga picramato.

Secondo ME non si tratta di una prova decisiva, visto che esistono hennè etnici estremamente potenti che colorano immediatamente e che sembrerebbero NON contenere picramato. Lo stesso dicasi degli hennè addizionati con altre erbe, è molto probabile che colorino immediatamente, ma non è detto che contengano picramato. In alternativa, in rete si suggerisce anche di testare l’impasto con acqua ossigenata a 20 volumi o ammoniaca al 28%, per verificare la presenza di picramato che se contenuto reagirebbe con l’ossigeno sviluppando delle evidenti bollicine.

Per cercare di capire meglio se i test fai da te possano essere attendibili, oppure no, ho consultato il titolare di Phitofilos, che si è sempre dimostrato disponibile a fornirmi chiarimenti ed estremamente compente. La risposta è stato un bel NO secco visto che servirebbe procedere con una rnm della polvere (una sorta di risonanza, giusto per far capire anche noi profani), test che peraltro effettuano in Italia solo pochi laboratori accreditati; va da sé che si tratta di test mega costosi che il singolo consumatore non si può permettere di fare, ma le ditte produttrici ovviamente si!
Ergo, l’unica è affidarsi alla lettura dell’INCI, sempre che sia disponibile.

Grazie a Phitofilos per l’assistenza tecnica durante la stesura dell’articolo.